“Na Corsa Par I Barcson” San Martino Spino (MO)
Certo che arrivare a San Martino Spino è da considerarsi quasi un’impresa infatti ci troviamo nella punta estrema nord orientale della Provincia di Modena ci sono da percorrere più di quaranta chilometri da casa. Ma fin da subito mi viene da scrivere che ne è valsa veramente la pena visto il luogo dove si è snodato il percorso e l’estrema cordialità ed accoglienza che ci viene dimostrata da chi ha organizzato l’evento in azione ho visto i Pico Runners e personale del Comitato Sagra del Cocomero. Arrivare è quasi un rally la strada è assai disastrata ma del resto siamo in mezzo alle Valli Mirandolesi zone di produzione di cocomeri, meloni e specie ittiche, oltre alle enormi distese di campi coltivati ci sono ampi specchi d’acqua vallivi. In dialetto Mirandolese si pronuncia “San Maren Da Bass” questi luoghi sono stati abitati fin dall’età del Bronzo i Romani la chiamavano “Spinum” il primo documento in cui viene citato risale al 753 ed è conservato nell’Abbazia di Nonantola. Nel 824 Carlo Magno lo dona alla Chiesa, il Marchese Bonifacio di Canossa lo passa alla Diocesi di Modena nel 1038, ma gli abitanti nel 1198 preferiscono rivolgersi alla Diocesi di Reggio Emilia per non pagare le tasse. Il 23 Giugno 1353 i Pico di Mirandola diventano i nuovi proprietari fino alla confisca degli Este avvenuta nel 1709. Nel 1815 diventa una frazione del Comune di Mirandola intanto nel 1883 viene istituito un allevamento di cavalli e muli per l’Esercito Italiano che rimase attivo fino al 1954. Anche San Martino Spino ha dato il proprio contributo alla Resistenza il 13 Dicembre 1944 vennero fucilati tre giovani Partigiani del luogo a cui sono state intitolate tre nuove strade. Gli edifici degni di menzione sono: La Chiesa Parrocchiale dedicata a San Martino Vescovo contiene un San Sebastiano della scuola del Guercino, Villa Pico un casino di caccia della famiglia, e il Palazzo di Portovecchio sopra ad una vastissima tenuta dei Pico dove venivano allevate alcune pregiate razze equine, La Coniera, La Villana e la Zanetta o Zanetti una particolare piccolo cavallo spagnolo. Questo molto probabilmente è stato il motivo per cui si decise di insediarvi il 5^ Centro di Allevamento Quadrupedi che vi rimase fino al 1954 poi venne utilizzato dal Reggimento Pontieri, dall’Arma del Genio Militare e dalla Folgore per addestrarvi i cani antiesplosivo. Ora è di proprietà dell’Aereonautica Militare e del Demanio Militare. La corsa podistica è inserita nel programma della locale Sagra del Cocomero, i capigruppo sono collati sulla strada adiacente il campo da calcio non molti i gruppi podistici presenti sicuramente come Monte San Pietro eravamo i più lontani!!! Si parte su asfalto ma per poche centinaia di metri, infatti superato il primo ponticello si corre su di un agevole sentiero ghiaiato al primo incrocio ci viene indicato di svoltare a sinistra sono lunghissimi rettilinei quelli che dovremo affrontare però sono tutti ombreggiati questo è un notevole vantaggio anche se l’afa ti tronca il fiato. Ad un ennesimo incrocio a sinistra si gira il percorso Corto mentre a destra quello Lungo, iniziamo a vedere i primi fabbricati dove veniva alloggiati i cavalli sono praticamente tutti inagibili a causa del Sisma del Maggio 2012. Ormai siamo a ridosso delle zone allagate sotto alla torre di avvistamento in legno chiusa per lo stesso motivo citato precedentemente troviamo il ristoro intermedio, la persona che lo gestisce è vestita con pantaloni e camicia con le maniche lunghe, questo cosa significa Presenza Battaglioni di Zanzare!!! Infatti da qui in poi se non si aumenta il passo vieni letteralmente divorato!!! Si corre su fondo erboso tagliato da poco con a lato un canale di acqua stagnante!!! Hai solo una difesa: l’Autan come se piovesse!!! Imbocchiamo un rettilineo a ridosso di un argine in lontananza appare il Barchessone Vecchio. Si tratta di un edifico molto particolare a pianta ottagonale caratterizzato da due file di pilastri a raggiera ottimale per l’addestramento dei cavalli è diverso dagli altri edifici circostanti perché ha un secondo piano dove è stato ricavato l’appartamento del custode accessibile da una scala a chiocciola. Prima del Sisma del Maggio 2012 era stato completamente restaurato diventando la sede del centro parco, utilizzato per mostre ed eventi pubblici. Ora all’esterno è presente un servizio di ristorazione. Lasciatoci alle spalle il Barchessone Vecchio curva a sinistra, siamo sull’ultimo rettilineo mancano meno di due chilometri al termine in pratica percorreremo a ritroso il primo tratto iniziale infatti l’arco gonfiabile dell’Arrivo è proprio a ridosso della tribuna del campo da calcio. Sicuramente è stata un gran sudata l’afa non perdona però è risultato molto piacevole come percorso, ottimamente segnalato perfino i rami sporgenti avevano appeso il nastro bianco-rosso, il ristoro finale è risultato perfetto oltre alle bevande anche le fette del pregiato cocomero un grazie ai Pico Runner che ho visto impegnati nella gestione.
Renzo Barbieri