Mattina con il cielo leggermente lattiginoso, non caldissima. Solito ritrovo, dopo aver ottimizzato le auto si parte, la destinazione odierna è il Lippo di Calderara di Reno. Si tratta di una frazione cresciuta a ridosso dell’aeroporto Marconi di Bologna, di una importante zona industriale e del Fiume Reno. Il ritrovo dei capigruppo è presso il parco pubblico recentemente riqualificato, Ci portiamo sul punto di partenza della camminata ludico motoria, il programma odierno prevede anche una prova competitiva sulla distanza delle 5 miglia. Dimenticavo ho salutato dopo tanto tempo Daniele Vassalli della Quadrilatero Ferrara che continua imperterrito a cimentarsi nelle prove competitive Bravissimo. La partenza ci viene data all’inizio di una pedonale adiacente a Via Papa Giovanni XIII che attraversando un piccolo parco pubblico ci porta sulla trafficata Via Aldina, è la parte meno piacevole di tutto il percorso, meno male che è domenica mattina praticamente il traffico è inesistente o quasi. Oltrepassiamo la ferrovia che sfila sopra le nostre teste, il Reno rimane sempre alla nostra destra, entriamo nell’abitato di Fabbreria un piccolo agglomerato di case a poca distanza dal Reno. La direzione è quella che ci condurrebbe a Longara, altra frazione di Calderara in cui si svolge una camminata podistica quasi sempre nel mese di ottobre, ma non ci arriveremo, infatti appena sbucati su Via San Vitalino svolta a sinistra: in strada per un breve tratto poi pista ciclopedonale. Se le mie informazioni sono giuste si dovrebbe trattare del proseguimento della Ciclovia del Sole che in pratica viene considerata l’autostrada delle biciclette, se fosse completata in teoria si potrebbe andare in bicicletta da Capo Nord a Malta (pura fantascienza è il mio modesto parere). Alla nostra destra appare la Chiesa di san Vitale: si tratta della parrocchiale di Castiglia un’altra piccola località di Calderara di Reno, si parla della sua esistenza già dal XIII secolo. Andiamo a sinistra per Via Stradone, il fondo è in ghiaia mista a pezzetti di marmo molto duro, Siamo tornati a Fabbreria, dove è stato posizionato il ristoro intermedio, riesco a bere al volo un bicchiere di the, il tavolo del ristoro sembra avere le ruote viene spostato da un lato all’altro della strada. Si tratta di un punto nevralgico della cammina qui si intersecano il cosiddetto “lungo” con l’alternativa. Intanto lasciamo l’asfalto si punta a salire prima sull’argine maestro del Reno, poi ci attende il nuovo e avveniristico ponte ciclopedonale di recentissima costruzione che è sempre parte della Ciclovia del Sole che collega Caldera di Reno con il Trebbo. Si tratta di un’opera in ferro che appoggia su di una serie di pilastri in cemento armato lunghissima, qui il fiume infatti è molto largo. Sotto all’implacato di assi di legno scorre un grosso tubo di portata. Il tutto sostenuto da lunghi tiranti che contribuiscono alla stabilità del ponte stesso. Importantissima opera nulla da eccepire unica osservazione sono gli stalli collocati a due accesi del ponte: si tratta in pratica di una serie di cancelli sfalsati in cui le biciclette fanno fatica a passare poi pensate se deve transitare un portatore di handicap che ha una bicicletta tutta particolare a quattro ruote o modello tandem non passa. Ve lo posso garantire la stessa situazione l’ho provata in diretta l’anno scorso quando abbiamo accompagnato una decina di questi ragazzi sulla Ciclovia del Sole da San Giovanni in Persiceto a Crevalcore: fidatevi che è stata veramente un’impresa. Queste situazioni non le capirò mai. Scendiamo dall’argine per entrare in quella che viene definita Golena San Vitale: si tratta di un’area di riequilibrio ecologico di 43 ettari all’interno della golena del Reno. Senza ombra di dubbio è la parte più accattivante del tracciato odierno, si cammina in mezzo al verde senza automobili. Attraversiamo un guado costruito con una serie di grossi tubi in ferro incastrati in una massicciata in cemento armato, utilizzato dagli automezzi delle cave di inerti. I tubi vanno a tutta portata, l’acqua in caduta produce in forte rumore, raramente l’ho visto così. Siamo passati sull’altra sponda del Reno, camminiamo a ridosso dell’argine maestro, stiamo rientrando. Alla nostra sinistra una specie di discarica a cielo aperto, rottami di ferro accatastati, mattoni e scarti di pietrisco oltre a carcasse di automobili incredibile. Scendiamo dall’argine esattamente da dove aveva iniziato Via Aldina, veniamo aiutati ad attraversarla, eccoci nel parco pubblico dove troveremo l’arrivo e le tende dei capigruppo. Guardiamo il satellitare, abbiamo coperto la distanza di poco più di km 8, nonostante il volantino ufficiale dia km 10. Non ci perdiamo d’animo, breve consulto, sosta al ristoro finale poi si riparte per la cosiddetta “Mini”. Qualcuno del servizio ci guarda in modo esterrefatto, adesso occorre prestare molta attenzione in particolare alle frecce direzionali a terra ci sono rimaste solo quelle, ma direi che ce la siamo cavata benissimo, anzi al rientro abbiamo trovato il ristoro ancora in funzione.
Complimenti non capita tanto spesso.